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Città una e trina, Venezia, con Mestre e Marghera, costituisce un eccezionale caso urbano di unità nella differenza. Una storia, due storie, tre storie, fortemente congiunte e fortemente differenziate. E memorie corrispondenti, altrettante connesse e distinte, plurali e intricate. La memoria di ciò che la città fu è a Venezia tanto compresente e precipua da poter apparire addirittura invalidante; eppure la vecchia Venezia ha figliato nell’Ottocento Mestre e nel Novecento Porto Marghera, non era così illanguidita e slombata come spesso la si è fatta apparire (la morte a Venezia!) e talvolta si è rassegnata essa stessa a vedersi e sentirsi.
I tre centri urbani costituiscono un Comune unico, ma ciascuno ha ormai vissuto una storia che è anche propria, specifica, e maturato propri orgogli (e, come le città d’acque, propri complessi). Aggiungiamoci una provincia anch’essa variegata, con centri urbani di terra e di mare, ed ecco il complesso territorio, ricchissimo di occasioni e di impegni, su cui agisce l’Istituto veneziano per la storia della Resistenza e della società contemporanea (Iveser).
Diventare ora, secondo progetto – forti anche della
splendida collocazione ottenuta dall’Amministrazione comunale a Villa
Hériot, sul lato laguna della Giudecca – la Casa della Memoria di un
mondo siffatto, è un’impresa ambiziosa che richiede forti investimenti
di passione e lavoro.
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