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PROGETTI & RICERCA

Dal biennio rosso alla marcia su Roma

Promosso – come il precedente “Operai e contadini nella Grande guerra” (2015-18) – da Spi Cgil e Istresco, anche questo nuovo progetto pluriennale – “Dal biennio rosso alla marcia su Roma. Lotte e trasformazioni sociali nel Nord-Est d’Italia 1919-1922” – vede la partecipazione degli istituti per la storia della Resistenza veneti e friulani (Treviso, Venezia, Vicenza, Belluno, Verona, Padova/Centro Luccini, Udine e Istituto regionale per il Friuli Venezia Giulia), della Casa-Museo Giacomo Matteotti di Fratta Polesine e del Museo Storico Italiano della Guerra di Rovereto. Si avvale inoltre di un apposito comitato scientifico, coordinato da Gustavo Corni.
Oggetto della ricerca sono il difficile dopoguerra italiano (l’uscita da un conflitto che fin dal suo inizio aveva lacerato il paese, con il riaccendersi dello scontro fra neutralisti e interventisti di tre anni e mezzo prima, le gravi questioni della riconversione economica e della disoccupazione, sullo sfondo gli echi potenti della rivoluzione bolscevica) e il cosiddetto biennio rosso, che può ben essere considerato – assieme a quello tra anni ’60 e ’70 – il più importante ciclo di lotte economiche e sociali verificatosi nell’Italia novecentesca, e il più gravido di conseguenze. Anche perché su tutto ciò si inserisce, naturalmente, la nascita del movimento fascista.
Questo nodo di questioni verrà affrontato da un punto di vista particolarmente interessante, quello di un’area territoriale – il Nordest, o Triveneto che dir si voglia – geograficamente abbastanza limitata e compatta, ma con rilevanti complessità e differenze storiche, economiche e socioculturali: territori direttamente colpiti dal recente conflitto, in quanto sulla linea del fronte o zona di occupazione, e territori che ne erano stati risparmiati, almeno fisicamente, e che potevano addirittura aver tratto vantaggi economici dall’essere zone di retrovia, dove le attività produttive era state incentivate dalle necessità belliche. Ma ci sono anche i territori solo recentemente acquisiti dal Regno d’Italia, la cui popolazione avevano combattuto la guerra sull’altro fronte (Trentino e Venezia Giulia), e persino aree a maggioranza germanofona (Alto Adige). Ed è facile capire come la memoria e la rielaborazione del conflitto ponessero, a seconda delle zone, problematiche radicalmente diverse. Si tratta d’altra parte di territori largamente caratterizzati dal predominio dell’agricoltura, ma in cui non mancano poli industriali e commerciali importanti, come Trieste, Padova e Venezia.

Temi di ricerca

Per destreggiarsi in questo intreccio di questioni, il comitato scientifico ha individuato tre macro-temi di ricerca:
1) Forme e linguaggi del conflitto sociale e politico (le lotte sociali nelle campagne e nelle aree industriali, le forme della violenza individuale e collettiva, le politiche dell’ordine pubblico, le campagne elettorali del 1919 e 1921).
2) Dinamiche economiche e sociali nel primo dopoguerra (i danni di guerra, la ricostruzione e la riconversione produttiva; il ruolo delle donne nei processi economici e sociali; le leghe, bianche e rosse, e i sindacati; il problema del lavoro per gli ex-combattenti).
3) Memorie pubbliche e popolari della guerra (le classi popolari e i riti di commemorazione della vittoria, i monumenti ai caduti, le peculiarità delle aree urbane e rurali).

Tempistiche

Entrato nella sua fase operativa alla fine del 2019, il progetto prevede per il settembre 2020 un seminario per confrontare lo stato di avanzamento delle singole ricerche e nei mesi successivi l’allestimento di una mostra documentaria e un convegno che illustrino i primi risultati della ricerca, con l’obbiettivo finale di raccogliere i diversi contributi in un volume.

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